Manifestazioni ricorrenti

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La festa della Madonna del Dosso


La leggenda
In chiesa c'era sempre qualcuno che ci ricordava la bella favola che per tanti favola non era: vicino ad una vecchia fornace c'era una santella della Madonna che, quando un giorno la fornace decise, con una serrata, di non cuocere più mattoni, ben provvide, pregata dai poveri fornaciari, a rimettere in funzione il forno. Come ringraziare la Madonna di tanto? Si decise di onorarla allontanandola da quel posto di lavoro duro e penoso e portandola in chiesa, ma la Madonna, ostinata, non una, ma tre volte tornò alla santella, anzi, l'ultima, si mise su un pioppo, in alto, perché tutti la vedessero.

Finalmente si comprese il desiderio della Madre di Dio: in alto, vicino ai campi, vicino alla fornace, dove più duro era il lavoro di ogni giorno.

Quei de Casalmor si misero all'opera e, badilata dopo badilata, carriolata dopo carriolata innalzarono addirittura un monte e sopra questo monte una chiesa, il più bel Santuario della Terra, così che si potesse vedere da lontano, alzando gli occhi ogni tanto dalla zappa.

La chiesa, per cui fu posta la prima pietra il 25 giugno 1780, quasi a ribadire la coralità di devozione e di fede che la vollero così elegante e sobria nella scalinata e nella facciata, così elegante e sontuosa nel suo interno, tiene ancora nascosto il suo autore. Di Lei si scrisse che è "di gusto vanvitelliano nutrito di aspirazioni neoclassiche", dei suoi stucchi si dice che cingono anche "la buona ma libera riproduzione, di autore ignoto, de la presentazione della Vergine al Tempio di Tiziano".

Noi amiamo quella Bambina che, non avendo doni più ricchi, portò al tempio una tortorina, la pollastrella per quelli di Casalmoro.

(Tratto da CASALMORO NELLA STORIA a cura di Dott.sa Manuela Pellegrini Galasi, Francesca Composta)

La festa

La Madonna del Dosso è la festa più importante per i cittadini di Casalmoro e viene festeggiata, da almeno due secoli, ogni 21 novembre, secondo riti e regole non scritte che si tramandano ininterrottamente di generazione in generazione.

La sagra coincide, nel calendario liturgico, con la presentazione di Maria al Tempio, ma segna anche un momento di incontro con parenti e amici che, pur non abitando più in paese, fanno ritorno a Casalmoro per non mancare all'emozionante evento.

Il tratto caratteristico della festa è la pratica dell'esplosione dei mortaretti: grossi tronchi conici in metallo pesante riempiti di polvere da sparo. I primi botti vengono esplosi il pomeriggio della vigilia (alle 16.30); ulteriori deflagrazioni precedono le celebrazioni della giornata ed evidenziano con forza i momenti salienti della liturgia, con una manifestazione al limite tra sacro e profano.

È il Gruppo Mortaristi che si occupa della preparazione, seguendo un processo duro e laborioso: la polvere viene pressata con grosse e pesanti mazze, anche nelle ore notturne, secondo un antico rito ormai radicato nella gente del paese. Sono molte, infatti, le famiglie di Casalmoro che hanno offerto, in epoche diverse, un mortaretto che reca incisi le data e il nome dei donatori. Tale pratica ha consentito di accumulare una sorta di archivio che documenta l'immutato affetto per la Madonna del Dosso.

La presentazione della statua della Vergine al fedele è improntata ad una grande spettacolarità, secondo il criterio che muoveva l'antica produzione degli apparati barocchi. Da molti decenni anche le strade del paese vengono illuminate per accogliere festosamente la ricorrenza della Madonna del Dosso. All'imbocco di via Valle Maria, una luminaria recante il testo Ave Maria apre lo scenario di luci colorate che si susseguono fino al grandioso impatto del Santuario neoclassico che si staglia nel cielo.

La sagra di Casalmoro viene ancora definita la Pollastrella, denominazione antica caduta in progressivo disuso, che probabilmente trova spiegazione, oltre che nella leggenda legata alla festa del paese, nel menù tipico del tempo (minestra con i fegatini, pollo o cappone – i migliori, allevati e risparmiati per l'occasione più importante dell'anno - in genere ripieni e abbinati al cotechino con le verze, bussolano o torta sbrisolona).

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